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STORIA

Piccole comunità si stanziano nel territorio della foce del Tirso e nella piana di Oristano già nel neolitico.
I materiali ritrovati nell’isolotto di Kukkuru is Arrius, nelle sponde meridionali dello stagno di Cabras, documentano un’intensa frequentazione del territorio sin dal IV millennio a.C.
Della civiltà nuragica (1800 a.C. – III sec. a.C.) non restano tracce imponenti (a parte il vicino Nuraghe Losa, nei pressi di Abbasanta), ma la concentrazione di nuraghi è qui una delle più alte in tutta la Sardegna.

Nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. giungono nelle coste di Oristano i fenici, grandi navigatori e commercianti. Sbarcano in questi lidi non tanto per scopi di conquista, ma soprattutto per stanziare nelle coste nuovi scali commerciali. Nascono così Tharros, Othoca, Neapolis e si viene a creare una sorta di collaborazione e fusione tra le tribù nuragiche e le colonie fenicie, almeno sino al VI sec. a.C., quando i cartaginesi, colonia fenicia del nord Africa, riescono a penetrare oltre le coste, vincendo l’opposizione congiunta dei sardi e dei fenici.
La colonizzazione cartaginese è capillare e, nelle pianure dell’oristanese, si orienta soprattutto alla creazione di vaste colture cerealicole (il pane innanzitutto).

Nel III sec. a.C. si fanno avanti i romani e la stella dei cartaginesi (detti anche punici) comincia a declinare.
Alla fine della prima guerra punica, che vede contrapposte Roma e Cartagine, i romani si impadroniscono dell’isola, dopo aver bloccato l’estremo tentativo di resistenza dei sardo-punici, guidati da Amsicora, nella battaglia di Corpus nel 215 a.C.
La resistenza dei sardi durò ancora un secolo ma con i romani c’è poco da fare ed infatti terranno l’isola per 500 anni ancora.
Ma tutto passa, anche Roma.

La storia della Sardegna si intreccia allora con quella bizantina (a parte una breve dominazione vandalica che però ha lasciato molti discendenti) che darà l’imprinting al cosiddetto periodo giudicale, uno dei momenti più importanti e interessanti della storia sarda e di quella di Oristano in particolare.
È appunto intorno all’anno 1000 che l’isola viene divisa in quattro giudicati. Oristano diviene la capitale del giudicato di Arborea, il più autorevole e il solo che portò avanti ideali e sogni di libertà e autonomia.
Il territorio del giudicato di Arborea viene diviso in distretti amministrativi, le Curatorie, che comprendono un insieme di centri abitati, le Ville. Al vertice sta un Judex, eletto per diritto ereditario, ma con il riconoscimento del Parlamento.
I Giudicati hanno un proprio Parlamento (Corona de Logu) costituito dai rappresentanti dei paesi (Ville), proprie leggi (Carta de Logu), battono moneta e hanno un proprio demanio chiamato Rennu.
Tra i giudici che più si distinguono c’è la figura di Barione, sognatore e sfortunato giudice che insegue per tutta la vita il sogno di unificare l’isola sotto il vessillo degli Arborea, ma che, tradito e incapace, non riesce nel suo intento.

Le continue liti tra Pisa e Genova, le due repubbliche marinare che si contendono il controllo politico e commerciale sulla Sardegna fin dall’XI secolo finiscono per portare papa Bonifacio VIII ad affidare l’isola agli Aragonesi.
Il Giudice Mariano IV e soprattutto sua figlia Eleonora (XIV sec.) caratterizzano i loro regni nella lotta contro il malgoverno aragonese e nella promulgazione della Carta de Logu, il codice di leggi redatto in lingua sarda che rimane in vigore per 500 anni.
Dopo Eleonora, il giudicato, in seguito ad alterne vicende e tentativi di ribadire l’autonomia degli Aragona e poi degli spagnoli, si dissolve.

Il XVI e XVII secolo furono funestati dalle continue incursioni nelle coste da parte dei pirati barbareschi e da anni di carestie e pestilenze. Nel 1720 la Sardegna viene ceduta ai Savoia.

Il XVIII secolo fu uno dei più difficili nella storia di questa provincia, ancora epidemie, carestie, tumulti.
Le riforme di Carlo Alberto nel 1838 rendono le condizioni un po’ meno gravose, ma bisogna aspettare il 1900 perché vengano iniziate nel territorio, vaste opere di bonifica, prima fra tutte l’opera di prosciugamento dell’immensa palude di Sassu, che oggi costituisce gran parte dei terreni fertili di Arborea, il centro agricolo voluto da Mussolini e abitato da coloni veneti e romagnoli.

In questi anni, a cavallo fra le due guerre, fu anche debellata la malaria, la malattia che ha avuto tanta parte nella lenta crescita del territorio.

Oristano ridiventa capoluogo nel 1974.

Redatto da Dolcevita Italian Language School - Milis

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